2022-07-11

Puntoacapo, fucina di poesia e scrittura che fa tappa anche nel comasco



Lorenzo Morandotti - Non si ferma ormai da quindici anni la marcia dell'editrice Puntoacapo di Cristina Daglio e Mauro Ferrari di Pasturana presso Alessandria, che ha fatto tappa anche nel Comasco a Rovello Porro per un simposio di poesia sabato scorso. Il tutto sotto l'egida della associazione culturale rovellese Helianto e con il patrocinio del Comune. 
Puntoacapo ha messo di recente a segno un colpaccio con il romanzo storico "Il vescovo degli Ebrei"  dedicato ai Giusti delle Nazioni che salvarono dalle persecuzioni naziste molti ebrei, presentato ad Acqui Terme e Grenoble, e che presto sarà oggetto di un documentario della Rai. E sta per pubblicare l'opera poetica di un autore in versi comasco di spicco come Bruno Perlasca, con prefazione del noto poeta critico e traduttore Maurizio Cucchi. A Rovello Porro è stato lo stesso Mauro Ferrari a presentare un poker di autori e pubblicazioni di Puntoacapo, un catalogo che ha ormai raggiunto quota seicento titoli e punta a incrementare i settori della prosa pur non disdegnando l'antico amore per la poesia e per gli aforismi.  Di spicco l'opera "Campo 87" del presidente di Helianto Claudio Pagelli, con traduzione in dialetto milanese di Giovanna Sommariva. Una presenza fondamentale quella del vernacolo perché si tratta di dar voce e senso a una intera comunità che si specchia nei suoi defunti come vedremo. Un canto dolente che dà voce ai morti per covid sepolti senza compianto di parenti o amici, perché abbandonati dalla società, al campo 87 del cimitero meneghino di Musocco. Per usare le parole e le suggestioni del poeta Pagelli, è in forma di parole un gesto di pietà, l'
ultima carezza del mondo sotto le croci silenziose,  dato che ai  morti "basta poco per essere contenti", specie se questi morti sono gli ultimi tra gli ultimi, i dimenticati e i reietti, falciati dal virus pandemico senza neanche il conforto di un pianto o di una foto, sono morti senza nome. Un libro che ricorda la famosa "Antologia di Spoon River" ha sottolineato Ferrari, che è poeta e critico e anche anglista, già docente di inglese alle superiori. Con la differenza che l'opera celeberrima di Lee Masters faceva nomi e cognomi e parlavano i defunti in prima persona, in qualche modo così tornati in vita all'atto del ricordo. Qui invece i morti non reclamati hanno solo il silenzio e il bianco delle croci che ne segnalano la posizione sulla mappa del cordoglio. Una tragedia nella tragedia collettiva cui finalmente la poesia dà parola e dignità, sia pure una parola che è frammentaria e franta. La parola così torna a nutrirsi di storia e a darle senso, perché non basta per essere poeti guardare il proprio ombelico e contemplare le proprie disgrazie. "Ciò che resta lo fondano i poeti" diceva il grande poeta tedesco Holderlin nella poesia "Andenken" e giustamente Ferrari nell'introdurre le poesie di Pagelli lo ha ricordato. 
Viaggio ctonio dal sottosuolo alla luce è anche quello di Giancarmine Fiume, di professione addetto alla lettura dei contatori nascosti sotto i nostri piedi, e altro autore presente a Rovello nella sede del centro civico e biblioteca di piazza Porro 19, nella raccolta edita da Puntoacapo dal titolo originale e simbolico quanto criptico "!U!", itinerario mentale e fisico di consapevolezza in due parti che  è un bestiario del sottosuolo, un lavoro maturo pur essendo l'opera di un esordiente quarantenne. "Ogni tanto arriva a chi legge professionalmente poesia come noi editori letterari - ha detto Ferrari - la sorpresa di una raccolta complessa e densa e già matura come questa, lontana dal panorama attuale malato di minimalismo o stravaganze". Non meno interessante la raccolta autonoma della stessa poetessa in vernacolo milanese Giovanna Sommariva "Dodes tucc mas'c", un percorso lungo i dodici mesi dell'anno che affonda  le proprie corde in una tradizione antichissima in cui la poesia dà voce al rapporto con la terra, si pensi ha detto Ferrari a Bonvesin de la Riva e anche al Chaucer dei "Canterbury Tales"  poi rivisitato da Eliot. Scrivere in dialetto per Sommariva non è nostalgia ma è essere radicarti in una solida e antica tradizione e darle voce e trarne linfa senza essere per questo, ha detto Mauro Ferrari, meri "tradizionalisti" senza futuro. Invece il dialetto è vivo e ce l'ha eccome, dicono questi versi come sottolinea nella presentazione del libro anche il critico  Ivan Fedeli. Ha aperto il ciclo di letture rovellesi un'altra poetessa, Antonella Monti, che nella sua opera sempre edita da Puntoacapo "Fra una virgola e la pelle" dà voce alla sensualità e all'eros come strumenti di conoscenza del mondo, correlativi oggettivi di uno stile che vuole mettersi in sintonia, direbbe Sandro Penna, con il dolce rumore della vita e ne sonda le matasse e le complessità, le evoluzioni e involuzioni. 
Ha fatto gli onori di casa nella serata promossa da Helianto e Puntoacapo il neosindaco di Rovello Porro Marco Volontè che ha dichiarato l'intenzione di intensificare gli incontri consacrati alla poesia e alla letteratura nel suo mandato nell'ambito delle iniziative culturali della località di confine tra provincia di Como e di Varese.  

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