2020-11-08

Presentato il libro “Valsassinesi internati nel III Reich”





Gianfranco Colombo - Augusto Giuseppe Amanti ed Angelo Pavoni sono gli autori del volume “Valsassinesi internati nel III Reich”. Si tratta di una ricerca certosina che ha permesso ad Amanti di stilare l’elenco e le biografie dei 402 abitanti della Valsassina che sono stati internati nei campi di concentramento nazisti. Oltre a questo, il volume presenta 250 fotografie e 180 documenti che consentono di comprendere meglio una “tragedia” che ha toccato tantissime famiglie, i cui cari avevano una sola colpa, quella di avere detto no al nazifascismo. Il volume è completato dai saggi storici di Carlo Amanti e Gabriele Fontana. Abbiamo chiesto ad Augusto Giuseppe Amanti come sia nata l’idea di questa ricerca: «Innanzitutto  da una precedente pubblicazione intitolata “1935-1945: Valsassina anni difficili. Caduti, dispersi, prigionieri, deportati, resistenti» di Gabriele Fontana, a cura della Banca di Credito Co

operativo di  Cremeno. Successivamente grazie ad un amico che mi aveva chiesto come fare ad ottenere la medaglia d’onore riservata agli ex internati nei campi di concentramento. Sono andato all’Archivio di Stato di Como e nel cercare i suoi documenti mi sono imbattuto in quelli di altri quattro barziesi. Insomma, in poco tempo ho stilato più di 130 domande che hanno portato ad altrettante medaglie d’oro, ma soprattutto mi si è aperto un mondo che non conoscevo e che ho ritenuto meritasse di non essere dimenticato. Da quel momento l’Archivio di Stato è diventata la mia seconda casa ed ho potuto stilare le biografie di 402 valsassinesi internati nei campi di concentramento. Erano quasi tutti molto giovani, alcuni nemmeno ventenni. Di questi, 47 non sono mai tornati anche perché molti di loro erano stati assegnati ai durissimi campi di Mauthausen e Fossemburg».  Molti di questi giovani erano soldati arrestati dopo l’8 settembre 1943 e altri erano gli “sbandati”, quelli unitisi alla Resistenza e fatti prigionieri nelle retate nazifasciste del giugno-luglio 1944. «Tra questi – continua Amanti - dodici valsassinesi si ritrovarono sul treno verso il campo di concentramento di Fossemburg insieme a Teresio Olivelli, il martire della Resistenza da poco fatto beato, ed Eugenio Pertini, il fratello del futuro presidente della Repubblica. Di questi dodici solo uno fece ritorno a casa, del resto Fossemburg era uno dei campi di concentramento tra i più duri. Basti dire che furono deportati il 7 settembre del 1944 e morirono solo tre mesi dopo, a novembre». Altro punto trattato da Amanti è stato quello dei valsassinesi che parteciparono alla Guerra in Grecia e, ancora, quelli che vennero iscritti al Casellario Politico Centrale: «Furono 24 gli abitanti della Valsassina iscritti nel Casellario e di conseguenza sotto il controllo diretto della polizia. Essere inseriti in quell’elenco significava non avere più una possibile vita civile, si era all’indice e non si poteva nemmeno trovare un posto di lavoro. Tra loro c’erano anche tre parroci della nostra Valle». Il volume di Amanti e Pavoni raccoglie anche sette diari di valsassinesi internati, di cui uno, quello di Domenico Gianola, è nella sua versione originale. Vi sono, poi, 180 documenti
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lettere, passaporti e documenti militari, 250 fotografie e, infine, l’elenco dei 224 valsassinesi caduti nel corso della seconda guerra mondiale, dei quali è indicata la data e il luogo di morte. Si è trattato di un lavoro enorme di cui Amanti è ovviamente orgoglioso: «E’ stato un lavoro notevole visto che ho consultato 40 mila fascicoli, ma sono contento di averlo fatto perché era giusto ricostruire le vicissitudini, i dolori e troppo spesso la morte di tutte queste persone. Detto questo, resto un dilettante allo sbaraglio, non sono uno storico, ma questa ricerca mi ha appassionato e sono convinto che farla era doveroso. In questo senso vorrei ringraziare Angelo Pavoni, il giovane coautore che con me ha diviso questa fatica e che ha sacrificato tante ore di possibile divertimento per lavorare a questa ricerca. Inoltre, non posso non ricordare la professionalità e la gentilezza del personale dell’Archivio di Como, che mi ha in un certo senso adottato e molto aiutato». Chiediamo infine ad Amati se ci sia un significato particolare racchiuso nelle 425 pagine di questo volume: «Sulla copertina del libro abbiamo riportato la fotografia dell’accendino di Domenico Arrigoni. C’è scritto: “Nell’età più bella, i giorni più tristi”. Penso che quella frase dica tutto. Credo che soprattutto i giovani d’oggi dovrebbero riflettere sul coraggio di quei loro coetanei che nel nome della libertà affrontarono stenti disumani e spesso la morte. La loro testimonianza non deve andare persa e il nostro lavoro ha voluto tenere viva una memoria esemplare».

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