2020-10-15

Ritratti svelati: Orlando Sora e la famiglia dell’architetto Carlo Wilhelm a Villa Monastero




Gianfranco Colombo - La mostra “Ritratti svelati: Orlando Sora e la famiglia dell’architetto Carlo Wilhelm”, si può visitare sino al 31 gennaio a Villa Monastero a Varenna. Promossa dalla Provincia di Lecco e curata dal conservatore Anna Ranzi, l’iniziativa nasce dall’acquisizione, da parte della Casa Museo di Villa Monastero, di quattro ritratti del pittore lecchese Orlando Sora (1903-1981), che raffigurano i famigliari dell’architetto Carlo Wilhelm (1917-2008): il padre Giacomo (nato nel 1887), il cugino Virgilio, la moglie di questi, Maria, il figlioletto della coppia, Piero. Il legame tra Sora e la famiglia Wilhelm risale agli anni ‘30, come attesta la data (1937) sul quadro dedicato al giovinetto Piero.

L’iniziativa espositiva consente innanzitutto di ricordare un architetto, che ha lavorato molto nella nostra città. Carlo Wilhelm, nacque a Milano il 27 febbraio 1917 da una famiglia di origine tedesca, dopo la laurea in Architettura al Politecnico di Milano nel 1946 e l’iscrizione nello stesso anno all’Ordine degli Architetti della sua città, si trasferì a Lecco ed i suoi progetti lasciarono il segno dentro una città che nel dopoguerra andava ricostruendo una sua identità urbanistica. Durante la seconda guerra mondiale fu prigioniero e venne deportato in Polonia, dalla quale fece ritorno a piedi. Si spense a Lecco nel 2008. Il suo primo lavoro nella nostra città fu la progettazione della chiesa di San Giuseppe (1949-1951) nella zona del Caleotto, alla quale si dedicò con entusiasmo, partendo da un studio esistente che modificò con caratteri innovativi: una struttura in cemento armato con archi parabolici, volta con cassettoni a losanghe intrecciate, che verrà realizzata dall’impresa edile Carlo Valassi.


 Ancora oggi l’edificio è considerato un capolavoro di tecnica costruttiva. Sempre Carlo Wilhelm progettò la casa d’abitazione a torre in via Adda (il primo grattacielo lecchese) (1951-1953); la casa d’abitazione con sottostanti negozi in piazza Manzoni (1955-1957) nella quale impiegò una struttura portante in ferro, realizzata dalla Badoni di Lecco. «L’attività progettuale di Carlo Wilhelm – scrive Tiziana Lorenzelli – è prolifica e versatile, soprattutto nell’area lecchese, dove abbraccia ambiti diversificati della progettazione e sin dagli anni cinquanta caratterizza i luoghi più vissuti e salienti dell’ambito cittadino con la sua ricercata modernità. Tra questi ad esempio, il palazzo delle Poste, la filiale del Banco Lariano, alcuni edifici scolastici tra cui l’Istituto Parini, arrivando a progettare oltre sessanta edifici». 


Tornando alla chiesa di San Giuseppe al Caleotto, la decorazione delle pareti interne venne affidata al pittore Orlando Sora, che affrescò l’intensa scena del “Giorno del giudizio”, con l’ascesa dei beati nella parte sinistra dell’arco trionfale e la caduta dei reprobi nella destra, al culmine la Crocifissione. I rapporti tra Orlando Sora e Carlo Wilhelm si intensificarono negli anni ‘50-‘60, in relazione agli importanti lavori condotti a Lecco, che videro il coinvolgimento di Sora nella decorazione pittorica degli edifici ideati e realizzati dall’architetto. Ricordiamo la realizzazione del condominio di corso Martiri, decorato da Sora nel 1959 con una delicata composizione figurata che illustra la generosità, e il palazzo delle Poste (1967) di viale Dante, in cui il pittore sceglie come decorazione un soggetto narrativo, illustrando la storia della Comunicazione


.  Da questa proficua collaborazione nacque un’amicizia che si protrasse negli anni seguenti, fino alla scomparsa del pittore nel 1981. I quadri dedicati alla famiglia Wilhelm sono un segno evidente di questa amicizia. «I ritratti Wilhelm – scrive Anna Ranzi - presentano un taglio compositivo ravvicinato e il consueto sfondo neutro, utilizzato dall’artista in questo periodo. Le espressioni dei personaggi sono definite con attenzione, attraverso una sottile indagine introspettiva che evidenzia il carattere dei personaggi: la dolce sorridente Maria, il marito Virgilio, il cui atteggiamento serio diviene quasi severo nella posa controllata a braccia conserte, e il loro figlio giovinetto Piero, dagli intensi occhi scuri, assorto nei suoi pensieri. Tutti comunque appaiono colti nella quotidianità dei gesti . Una luce radente illumina incarnati e volti, rivelando la notevole abilità del pittore come ritrattista».  

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