2020-10-12

GEORG WINKLER, UNA METEORA SULLA ROCCIA


di Renato Frigerio - In una bella giornata di primavera del 1886, era per l’esattezza la domenica di Pentecoste, seduti ad un tavolino davanti al rifugio Hinterbarenbad, del Nord Tirolo, nel gruppo del Kaisergebirge, tre distinti signori stanno progettando una scalata. Sono il dott. Alois Zott, che qualche anno prima ha scalato il terribile Totenkirch, Ditrich e Feilitsch. Questi ultimi vorrebbero effettuare questa salita e stanno convincendo Zott a ripeterla insieme a loro. 

Mentre stanno discutendo si avvicina al tavolino un ragazzo appena sedicenne (1), si presenta e chiede di potersi unire a loro, ma questo suo ardire fa indignare gli amici di Zott che lo cacciano apostrofandolo in malo modo. Arrivata la sera, nel tepore del rifugio, il giovane, preso il coraggio a quattro mani, riavvicina nascostamente il dott. Zott e gli chiede di indicargli almeno la via da seguire. Zott, constatata la grande passione che il giovane nutre per l’alpinismo, gli spiega l’itinerario fino all’attacco del camino che risulta essere il passaggio più difficile della scalata e gli dice di partire prima di loro e attenderli, senza farsi vedere, in quel punto. 

L’indomani i tre, lasciato di buonora il rifugio, alle 8 sono all’attacco del camino le cui pareti risultano bagnate perché dall’alto scende copiosa l’acqua. Dopo i preparativi di rito Feilitsch prova a salire, ma non si sente sicuro. Ditrich a sua volta riesce a portarsi un poco più in alto ma deve poi desistere. Ora è Zott che si cimenta con l’arduo tratto ma dopo parecchi tentativi si dà per vinto e propone di tornare al rifugio. Proprio in quel momento compare il giovane sedicenne che, titubante, chiede di poter provare il passaggio. I tre acconsentono convinti che non riuscirà a cavare un ragno dal buco, ma poco dopo devono ricredersi e ammirare l’abilità e la tecnica possedute dal giovane, mai viste fino allora. Il ragazzo, arrampicando sui labbri del camino, mediante attrito, aveva risolto il problema. Dalla sommità del camino Winkler lanciò un capo della corda ai tre sottostanti dicendo: “Permettono i signori che offra la mia corda?...”. 

Questo breve aneddoto mi sembra possa costituire un eccellente biglietto da visita per presentare Georg Winkler (2), alpinista eccelso, scomparso durante un’ascensione sul Weisshorn (Corno Bianco), un colosso di ghiaccio delle Alpi Pennine che raggiunge i 4505m nel Cantone del Vallese. 

Comincia prestissimo ad andare in montagna e nel 1884 inizia la sua attività alpinistica che lo vedrà protagonista nel gruppo delle Pale di San Martino, delle Tre Cime di Lavaredo, nel Kaisergebirge e nel gruppo del Catinaccio. 

E, proprio sulle montagne fassane, compirà la salita di una delle tre Torri del Vajolet, (Delago,scalata nel 1895, Stabeler, scalata nel 1892, e Winkler), quella orientale, che da quel giorno porterà il suo nome: Torre Winkler. Era il 17 settembre 1887. 

Ma vediamo cosa annotò Winkler nel suo diario:“La più piccola delle tre Torri principali del Vajolet, 2800m. Prima salita. 17 settembre, partenza 6,15’ – attacco 7,30’. Per un sistema di camini stretti si raggiunge il piede della guglia estrema e da qui per alcune paretine alla punta: ore 9,50’ (ometto, vista chiara, ma naturalmente limitata) – partenza 10,30’ – un sasso cade dall’alto e mi taglia la corda fino a pochi fili – termine dell’arrampicata: 1,30’ – la torre vista dalla base rappresenta la magnifica guglia che io conosco – fienili da Soial (Gardeccia) 2,45’ – partenza 3,07’ – sceso a Monzon e per il ponte raggiunto lo stradone alle 4,05’ – mezz’ora di riposo – Campitello ore 5.45’ “. 

Questa la scarna relazione di Georg Winkler relativa alla prima ascensione di questa bellissima Torre. 

Non accenna neppure al superamento (tra l’altro difficilissimo) della fessura (Winklerriss), che si chiamerà poi “fessura Winkler” valutata di 4° superiore e che alpinisti del calibro di Antonio Dimai, Paul Preuss, Emilio Comici e Hans Steger hanno ritenuto sia uno dei passaggi più difficili ed impegnativi che si possono compiere in arrampicata libera sulle Dolomiti. 

Tita Piaz, a questo proposito, ha scritto testualmente: “Io non conosco altri passaggi ove succedano con tanta frequenza dei pendolamenti all’aria libera dei guidati, né altri che contino tante cadute non mortali di capocordata, dopo la sicurezza data dai chiodi”. 

E a questo punto viene da chiedersi: “Se l’ascensione del Weisshorn si fosse conclusa felicemente, questo ragazzo dove sarebbe arrivato?”. – Difficile dirlo, ma sicuramente ci avrebbe strabiliato con altre imprese degne del suo nome. 

Nel firmamento dell’alpinismo Georg Winkler è passato come una meteora ma il suo ricordo non è ancora sbiadito e le gesta che ha compiuto in soli cinque anni di attività, lo annoverano fra la schiera degli eletti. 

Dopo aver superato per primo le difficoltà di 4° grado (pensate a quei tempi: siamo nel 1887) ed aver privilegiato le salite solitarie, campo questo in cui si sono particolarmente distinti Paul Preuss, Robert Hans Schmitt e il bolzanino Giovanni Santner, Winkler è stato un precursore nel praticare l’alpinismo senza guide. 

Arrampicava leggero, accarezzando la roccia e calzava pedule di tela con suole di corda di canapa fabbricate da un certo Schwaiger di Monaco. Il suo stile era inconfondibile e lo ha portato a primeggiare anche nelle Occidentali. 

Era dunque un alpinista completo. Poi arrivò quel tragico 16 agosto 1889 in cui Georg Winkler perse la vita a soli 18 anni. 

Dopo aver scalato il Rothorn, 4221m, due giorni prima, sempre da solo, da lì partì per fare la traversata del Weisshorn e affrontare la parete Ovest che per lui doveva essere l’ultima scalata. Il suo corpo rimase imprigionato fra i ghiacciai e per lungo tempo non se ne seppe più niente. 

Nel 1956, dopo quasi 68 anni, alla base del ghiacciaio del Wiesshorn affiorò una salma: era quella di Georg Winkler riconosciuta per il borsellino contenente alcune monete d’oro, un notes e individuata dal fratellastro Max di una ventina di anni più giovane.

 

 

 

(1)  Quel ragazzo sedicenne era Georg Winkler, nato a Monaco di Baviera nel 1870. 

La sua attività alpinistica, nel corso della quale ha compiuto 45 ascensioni, va dal 1884 al 1889. 

(2)  Scalatore famoso per le sue ascensioni in solitaria, che comprendono la Torre Winkler nelle Torri del Vajolet, Catinaccio, e la Cima della Madonna nelle Pale di San Martino (1887). L’anno seguente fu seppellito da una valanga mentre scalava in solitaria la parete Ovest del Weisshorn e il suo corpo riapparve sul ghiacciaio del Weisshorn nel 1956. 

 

Box

 

WINKLER GEORG

Muore a soli 18 anni lasciando una grande impronta nella storia dell’alpinismo. Negli ultimi due anni sale da solo o con gli amici Schmitt e Zott numerose cime delle Dolomiti, fra cui: Punta Grohmann, Croda da Lago, Cima Piccola di Lavaredo, Pala di San Martino, Cima Canali, Sass Maòr, Cima della Madonna, Croda Rossa di Sesto, Croda dei Toni. Il 17 settembre 1887 supera in solitaria la Torre orientale del Vajolet che non è ancora stata scalata e alla quale il diciassettenne Winkler dà il proprio nome. Nell’agosto 1888 si porta nel Vallese. Il giorno 14 sale da solo lo Zinalrothorn (4223 m). Da Zinal, il 16 parte, sempre da solo, con l’idea di arrivare nella sera più in alto possibile, pernottare sulle rocce sopra l’Alpe Arpitetta per poi salire il Weisshorn 

(4512 m). Dopo la sua partenza non si ha più alcuna notizia di lui; dopo due settimane di ricerche si rinvengono il suo berretto da viaggio e il suo taccuino. 

Il primo agosto 1956 un’agenzia di stampa comunica da Zermatt che allo sbocco del Ghiacciaio del Weisshorn è affiorato il corpo di un uomo. Non vi sono difficoltà a riconoscere il corpo di Winkler, intatto dopo 68 anni. Accanto al suo corpo ci sono ancora il suo sacco da montagna, il borsellino con otto monete d’oro dell’epoca e un foglietto intestato “Hotel Durand-Zinal” con il saldo dell’ultimo conto, tracciato con scrittura ancora leggibile. 

Nessun commento:

Posta un commento