2021-11-14

Puntata n° 3 – Rubrica Letteraria LA NEGAZIONE


di Germana Marini 
Marco, dal canto suo, non aveva mai mancato di darmi a vedere come la mia ammirazione per Silvia fosse mal riposta. Per metterla in cattiva luce in ogni modo possibile. Arrivando al punto d’inventarsi di “averci provato” con lei, che non s’era “scansata affatto”. Di mostrarmi delle foto, a Silvia, ignara, scattate in “costume adamitico”, attraverso la finestra, socchiusa, del bagno. Ciò per attestare come ben diversa ella apparisse, rispetto a quando avanzava di tutto punto truccata e abbigliata. Foto che lei aveva, con vivo disappunto, scovato in un cassetto, e delle quali aveva aspramente rimproverato Marco: 

<<Non mi sarei proprio figurata di costituire, per te, un dileggio>>, aveva asserito. 

Finché, giorni dopo, ci aveva manifestato l’intenzione di raggiungere il consorte ad Atene. 

<< Sei una donna felice, Silvia?>>, le aveva chiesto, una volta, la mamma. <<Voglio dire, dopo tanti anni, tu e tuo marito… sì, vi comprendete ancora?....>>. 

<< Ti risponderò con le parole di Thiaudière>>, aveva riscontrato sibillina:  “L’uomo e la donna si prendono, si riprendono, s’intraprendono, si sorprendono, ma non si comprendono mai… >>. 

L’indomani il sole era già alto, quando mamma mi venne a svegliare e seduta sulla sponda del letto mi chiese: 

<<Ti pare che Silvia non sia stata contenta in questi giorni con noi?.. Che io l’abbia in qualche modo offesa?...>>.  

<< Ma non dire sciocchezze! Tu, poi…>>. 

<< Allora qualcun’altro…>>. 

<< Neanche per sogno! Perché? >>. 

<< Perché se ne va! >>, dichiarò desolata. 

Faticai a realizzare il concetto. Eppure era l’unica cosa, convenni , che le restava da fare.  

<< Sei stupito anche tu, non è vero, Roberto? Io, quando me l’ha detto, non ho avuto parole>>. 

<< Ma ci sarà, un motivo; avrà pur trovato una scusa…>>. 

<< La scusa è che, telefonando al marito, questi l’ha informata di dover intraprendere un viaggio. << Sarà un viaggio d’affari, ma anche una vacanza, per noi>>, ha spiegato.<<È tanto che desideravo rivedere Atene… >>. 

<< Chi dice che non sia vero?>>. 

<< Così all’improvviso, però… e poi non è entusiasta. Sorride in modo, come dire?...: forzato>>. 

<<Ma va là che ti sbagli! Avrà timore che ci offendiamo, piuttosto. Ma chi al posto suo non approfitterebbe di una simile occasione?>>. 

<<Prende il treno delle quattro. Ha già fatto le valigie, e… Roberto, guarda qua! >>. 

Aprì una busta ed estrasse alcune banconote di taglio così grosso, che la stanza mi parve ondeggiasse. Non avevo visto niente di simile tutto in una volta. Mai. “Uno sproposito”, le ho detto. “Una cosa che… non posso proprio accettare…!”. Dovevi vedermi correrle appresso, scongiurarla… macché! 

“Volevo farvi un regalo, ma avrei poi scelto bene?... e non ero più a tempo, oramai…”. Ma tu capisci, Roby?... La pensione di un anno ci ha pagato, per pochi giorni: è il colmo!>>. 

Mi figuravo che il pranzo sarebbe stato oltremodo imbarazzante per tutti, ma lei si rivelò un’attrice migliore di quanto la stimassi. Fu il suo atteggiamento naturale, disinvolto, a impedire a me e a Marco di tradirci.  

Salutò mio cugino per primo: << Buona fortuna !>>, gli disse, mentre la mamma era di là, che approntava un soufflé. << Sei stata una lezione. Se ti dicessi grazie, non mi crederesti. Ma senza rancore; davvero!>>. 

Io l’accompagnai al treno e l’aiutai ad issare i bagagli. Al momento di salire sul convoglio, mi abbracciò:  

<< Ti lascio un brutto ricordo di me, e mi spiace. Ma non pensare troppo male, Robertino, se puoi! Alla tua età una cosa è bianca o nera, buona o cattiva, ma il tempo e la vita t’insegneranno a comprendere certe debolezze… A “ perdonare per essere perdonati”…; anche se non sono la più qualificata per citare il Vangelo !>>. 

La sera ebbi con Marco uno scontro vivace e, per una sciocchezza, minacciai di mollargli un pugno.  

<< Èmeglio che me ne vada anch’io>> , considerò con calma. << Tanto non ci intendiamo più!>>. 

No, tu resti, invece!>> gli gridai. << Che c’entra? Io, sarò un bamboccio, un don Chisciotte, ma tu sei un mascalzone, è un fatto!  Per quello che valgono le donne; comunque… dimentichiamo, è meglio!>>. 

<< Adesso dici così. Ma poi !...>>. 

<<Dimentichiamo, ho detto! Che di Silvia nessuno parli, nemmeno per sbaglio; intesi?!>>. 

Mantenemmo la parola, ma non fu più la stessa cosa. Divenni permaloso, il minimo scherzo mi faceva inquietare. Uscivamo insieme, ma poi ognuno andava per i fatti suoi. L’importante era che mamma non sospettasse. E se, dopo Silvia, anche Marco avesse tagliato la corda…, sarebbe stato inevitabile. 

 

 

Non era trascorsa che una settimana dalla partenza di Silvia, che udimmo bussare alla porta e, andando ad aprire, ci trovammo di fronte papà:  

<<Vi ho sorpresi, eh, gente?>>, c’investì. <<Sì, perdirindindina. Sono tornato a casa!>>. 

<<Perdirindindina!>>, gracchiò la gazza. E ci buttammo nelle sue braccia, commossi. 

<< Gli esami ultimamente effettuati sono risultati tutti negativi>>, esultò. <<Ho registrato una ripresa imprevedibilmente rapida, a quanto pare… e mi hanno dimesso. Naturalmente lo sapevo, ma perché informarvi?... Non è stato più bello così?...>>. 

La mamma corse in cantina a sturare il vino delle grandi occasioni e, con le lacrime agli occhi, brindammo, senza stancarci di ascoltarlo fare progetti… Parlare. 

<<Silvia sta bene?>>, chiese. << Come mai non è qui?>>. 

<<Èin Grecia col marito>>, rispose la mamma. 

<<Ma torna, non è vero?... Poi torna!...>>. 

<<Tanto presto, non credo… Non l’ha detto…>>. 

<<Allora è successo qualcosa!... >>, indagò. 

 

Ci sottopose ad un terzo grado. Con voce, dapprima pacata, nella quale , via via, l’irritazione cresceva. Tutte le ipotesi, formulava, vagliava, ma l’assoluto candore di mamma, alla fine, lo disarmò. 

<<Non si sarà trovata a suo agio: non c’è altra spiegazione… Strano, però: nei suoi scritti appariva così entusiasta… 

La parentesi Silvia si riaprì a più riprese, d’allora. Qualsiasi cosa, riportava il discorso su lei. Cioè, era lui che si appigliava a tutto, per poterne parlare. 

Chiedeva soprattutto a me: <<Hai portato Silvia a visitare il tal luogo. Roby?... L’hai presentata a Tizio?, a Caio?, e perché a Sempronio no?...>>. 

Nel suo studiolo faceva spicco un ritratto a carboncino di lei, che aveva dipinto a Sondalo. Somigliantissimo, in verità. 

L’avevo sorpreso più volte, mentre lo rimirava, come lo sorprendevo troppo spesso assorto. Ma non come quando “creava”. Allora era rapito, esaltato, mentre ora pareva chiedersi senza posa: <<Perché?>>… 

La mamma aveva sospeso con una scusa il suo lavoro in città, e quanto prima si proponeva di parlare ai “padroni”, per informarli dell’impossibilità a continuarlo. 

Disgrazia volle che la signora, ammalata, telefonasse per richiedere il suo intervento, proprio mentre in casa c’era soltanto papà. 

A tavola arguimmo all’istante che qualcosa “non andava”: lui era palesemente accigliato e tormentava il pane, appallottolando la mollica. 

<< Non hai toccato cibo, Federico… Ti senti poco bene?....>>, mamma gli chiese. 

<<E come si deve sentire un disgraziato che viene a sapere che mentre era al sanatorio, sua moglie faceva la serva?>>. 

M’aspettato quella scena. 

<<Il decoro!>>, urlò,<<il mio amor proprio, Aurora!, calpestati così, per poche lire in più… Per non piegarti a qualche ristrettezza!>>. 

Me l’aspettavo, e non protestai. Non gli dissi che se non avesse lavorato la mamma, sarebbe stata la fame nera. Altro che piccole ristrettezze, come le definiva lui… Che se non avevamo accumulato debiti, il merito era suo, di mamma, che li aveva saldati tutti: con i colorifici, i rigattieri, e via dicendo. 

Ma quando infierì: <<Ecco perché Silvia è partita:  si è sentita trascurata!   Avevo offerto alla mamma un modo comodo e dignitoso per far quadrare il bilancio, ma no, la sguattera era più allettante!>>…, il sangue mi montò alla testa: 

<<Ora basta, papà, non sai quel che dici!>>. 

Non ci parlammo per giorni: chiusi a riccio, macinando reciproci rancori.  

 

(continua) 

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