2021-11-16

La “nuova Europa” dovrebbe riconoscere il diritto di tutti di vivere nel benessere e in sicurezza


Da Sergio Fenaroli riceviamo e pubblichiamo:

Il dramma umano, rappresentato da 5.000 profughi, che si sta consumando da alcune settimane ai confini tra la Bielorussia e la Polonia viene ribaltato in prima pagina per fomentare una strumentalizzazione politica, inventare pretesti per giustificare costruzione di muri o interventi militari della Nato.

La “nuova Europa” da costruire si trova di fronte al tema dell’emigrazione e del come governare questo fenomeno che sarà permanente per il futuro, almeno per i prossimi 30-40 anni.

L’invecchiamento del Continente è noto, le dinamiche demografiche e i numeri parlano da soli, esperti economisti e studiosi del fenomeno affermano che la “macchina” Europa per funzionare necessita ogni anno almeno un milione di lavoratori stranieri.

Ciò malgrado le istituzioni europee e i governi dei vari Stati che la compongono ancora annaspano nell’affrontare e governare il problema, lasciandolo incancrenire sino a dare fiato e ad alimentare le spinte nazionalistiche xenofobe e razziste che stanno dilagando in più parti del vecchio Continente.

I cambiamenti climatici, le guerre imposte dall’Occidente, le disparità e iniquità, lo sfruttamento e il saccheggio delle risorse alimentano quotidianamente la spinta dell’abbandono di questi Paesi da parte delle popolazioni giovanili, che legittimamente aspirano a un futuro migliore a costo della loro stessa vita, ancor più dei nostri emigranti italiani, sparsi in ogni dove.

Che fa l’Europa e che fa l’Italia? Accusano Lukashenko e Putin? Inventano e profilano uno scontro ideologico o militare tra sistemi di autocrazia e democrazia? Siamo davvero messi male, addirittura si rasenta la farsa.

La pandemia del Covid-19 è ancora incombente e con pretesti incomprensibili l’Europa “incatenata” ancora non ha riconosciuto il lavoro scientifico e l’efficacia dei vaccini di altri Paesi. Ora ci vuole imbarcare in uno scontro ideologico sull’emigrazione che in gran parte è stato causato da essa stessa?

Non siamo canne al vento. Esigiamo che chi opera nelle istituzioni sappia adempiere al proprio compito. I vari G20 e Cop26 non siano specchietti per le allodole, si lavori invece perché prevalgano la cooperazione, la convergenza, la parità tra gli Stati e l’equità tra i popoli che li compongono.

Il cambiamento necessario e auspicato passa nel riconoscere il diritto di tutti di vivere nel benessere e in sicurezza, ovunque uno nasca.

Sergio Fenaroli

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