2021-10-13

Ripristino mostra itinerante “Noi Artemisia” – Contro la violenza sulle donne

7° Tappa: Molteno – dal 13 al 17 ottobre.

 


Il Circolo culturale Angelo Tenchio ha ripreso la mostra itinerante “Noi Artemisia” fermata a causa dell’emergenza sanitaria.

Dopo le tappe di Ello e Dolzago e Molteno (in corso), la mostra proseguirà nei seguenti comuni:

 . Tribunale di Lecco dal 14 al 21 novembre

. Oggiono dal 25 al 28 novembre

. Rogeno e Galbiate febbraio 2022 (data da concordare)

. Bellagio dal 4 al 14 marzo 2022

La Mostra itinerante era nata nel 2019 su "progetto" di Elena Ornaghi, dopo le tappe di Oggiono (Mostra per le vie del paese), Alserio, Valmadrera e Molteno, l'itinerario si era interrotto a causa dell'emergenza Covid.

 

Le studentesse del Liceo Artistico “Medardo Rosso”, sotto la giuda della loro professoressa Santa Barillà,  si sono associate al Progetto, esponendo alcune loro produzioni realizzate nel corso dell’istallazione elaborata sul tema della violenza contro le donne.

Al progetto artistico partecipano attualmente 35 artiste del circondario, che hanno deciso di affrontare il tema della violenza sulla donna attraverso la pittura, toccandone ogni sfumatura.

 

Due sono i fili che legano le opere esposte: la figura della pittrice Artemisia Gentileschi che fu vittima di violenza e l’altro filo conduttore è il colore giallo, colore centrale e chiave presente nelle opere di Artemisia Gentileschi nel periodo del processo.

Il colore giallo è il veicolo prescelto per comunicare visivamente tutto ciò che è legato alla violenza e alla discriminazione nel corso della storia.

Il giallo, quindi, è stato ripreso dalle artiste nelle loro opere.

Artemisa Gentileschi, pittrice nata a Roma nel 1593 e morta a Napoli nel 1655, di scuola caravaggiesca e icona della lotta alla violenza sulle donne, intentò il processo contro il suo stupratore, portando avanti una battaglia per la verità, condotta senza paura e con incredibile tenacia, con la certezza dei propri mezzi espressivi in un mondo terribilmente misogino, quale era l’ambiente artistico nel ‘600.

Proponendo la sua arte con abilità e con sicurezza, manifestò la volontà di non rinunciare ad esprimere la propria femminilità e la cura per la propria famiglia.

La curiosità intellettuale la spinse a vivere e lavorare nelle più importanti città dell’epoca.

E’ affascinante ed al tempo stesso drammatico, poter notare come le opere di Artemisia Gentileschi riflettano la vicenda processuale, cui fu sottoposta, e la sua evoluzione emotiva nella vicenda, evidenziando come la violenza subita si sia consumata all’interno della dimensione familiare, come spesso accade oggi.

 

In un percorso di forte coinvolgimento umano, prima ancora che culturale, si aggiunge in questo periodo anche il dramma delle donne afgane e il nostro pensiero va anche a loro, le donne di Kabul, vittime della repressione.

“Ai loro visi che saranno ricoperti, ai loro occhi che saranno spenti,

ai loro corpi che saranno violentati, alle loro anime che saranno imprigionate.

Il nostro pensiero va a loro, vittime predestinate, designate.

Va alla loro intelligenza che verrà offesa, deturpata, estirpata.

Va alla loro voglia di libertà, alla loro voglia di vita.

Il nostro pensiero è per loro,

per le donne di Kabul.”

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