2021-05-03

UNA SERATA DI GRANDE IMPATTO SOTTO IL PROFILO RELIGIOSO E PSICOLOGICO


di Giovanni Alessi  
Il 30 Aprile, alle ore 21, si è potuto realizzare un evento on line con un nutrito numero di telespettatori , da parte dell’ Associazione Centro Culturale Italiano “Giovanni Paolo I”, Presidente della quale è il ragionier Omar Tavola, avente come moderatore Don Alessandro Gianluca Bernardini, Presidente Centro Culturale della Diocesi di Milano, la scrittrice e poetessa Germana Marini e il giovane Maestro Fatih Murat Belli, che ha deliziato i televisivamente presenti con i suoi suggestivi brani musicali, eseguiti alla chitarra. 

 

L’argomento trattato verteva su “Gente che spera e gente che dispera”, introdotto dall’ispirato sacerdote e moderatore Don Alessandro, che, citando vari brani biblici,  

nonché suoi personali convincimenti relativi al patire, ha favorevolmente impressionato l’auditorio. 

 

Ha fatto poi seguito l’intervento di Omar Tavola, fornendo la sua toccante esperienza su un invalidante morbo, di cui dalla nascita ha sofferto, peggiorato negli anni, creandogli tutta una serie di problematiche, di non indifferente portata, con 

le quali seguita giornalmente a misurarsi. Morbo,  di fronte al quale altri si sono arresi, per la disperazione andando volontariamente incontro alla morte. 

 

È stata quindi la volta di Germana Marini, la cui personale testimonianza si è imperniata su “Malattia e Fede”. Testimonianza di altrettanta suggestione e spessore, che ha deplorato la temperie di scristianizzazione e rigetto nei confronti di una fede, percepita come limitante la nostra autonomia di gestione e pensiero, in nome della quale si nega una realtà che ha avuto il potere di cambiare il corso della 

Storia: quella del sacrificio di Cristo per guadagnarci la salvezza. 

“La mia specifica testimonianza”, ha detto, “posso senz’altro trarla citando alcuni passi del mio libro “Dal mio letto di dolore il Tuo nome annuncerò”, L’enigma della sofferenza e del male”, edito da Cantagalli, nella prefazione al quale il Vaticanista Andrea Tornielli così si è espresso: “Scritto sulla “propria pelle” dall’autrice, è questo un libro d’immancabile presa e dal forte impatto emotivo, non solo per chi sia provato dalla sofferenza, vero com’è che la problematica del dolore è universale e che l’esperienza del Getsemani, prima o poi, la viviamo tutti. L’ardita immersione negli abissi di una malattia cronica come quella auto-immune, misteriosa e sfibrante, la ricerca clinica nei riguardi della quale denuncia imperdonabili carenze, è affrontata da Germana Marini tramite una lucida disamina delle profonde implicazioni psicologiche nel meccanismo scatenante del morbo”, “Sofferenza fisica, morale, spirituale” la definisce Tornielli, evidenziando come solo il volgersi a Colui che con l’immolarsi sulla Croce rappresenta la paradigmatica icona dell’umano patimento, l’abbia indotta a trasfigurare il patire, anziché lasciarsene travolgere. Vittoria sulla disperazione e sul male che diviene quasi urlata, per rammentarci che oltre il lutto del Venerdì Santo, ci attende l’alba radiosa della Resurrezione, della Pasqua”.   

 

La Marini ha con eclatanti accenti poi documentato quello che sarebbe divenuto il suo lungo, straziante calvario, della durata di ben ventiquattro anni, durante i quali ha fatto esperienza di un sistema immunitario che, perduta la capacità di riconoscere le strutture del suo corpo da quelle estranee, le aggrediva con ferocia, sino a distruggerle. S’era così rivolta, piangente, al Gesù misericordioso, supplicandolo: “Parlami! Ora che sono con Te sulla Croce, devi farmi sentire la Tua sollecita presenza!” 

“Rotti gli argini dell’umano sgomento, / la piena del Tuo lacerante amore: supplizio estremo, inusitato, / mi ha sommersa!”, scrisse di getto in una composizione poetica. 

Terminando con tale vibrante considerazione:  

“Una grande fede rende ragione di prove, altrimenti insostenibili”. E fu in nome della stessa, che decisi di accostarmi ai malati, fino a trarre da essi quella linfa vitale, che costituì la mia salvezza. Non avrei mai immaginato di giungere a ringraziare Dio della mia malattia, ma venne il giorno che lo feci, che mi sentii così compenetrata dalla luce d’amore che sprigionavano i raggi uscenti dal cuore trafitto del Messia, da essere pervasa da un’ebbrezza che rasentava l’estasi. Fu come se tutta una serie di porte, prima ermeticamente chiuse, si spalancassero. La vita – compresi – non poteva ridursi a strutture organiche egregiamente funzionanti. Ben altre implicazioni aveva, altre finalità, l’esistere, che si evidenziavano proprio quando l’equilibrio di tali strutture veniva, in qualche modo, compromesso. Guardandola in filigrana, la mia vicenda, d’un tratto scorgevo chiaramente l’ordito, la trama della stessa e, all’apice, Lui, il gran tessitore, inchiodato al Suo paradigmatico “trono”. 

Su un infamante patibolo, mediante il quale, nella gloria della risurrezione, affermare il primato del bene sulla malvagità satanica. Della vita, sul dolore e la morte”. 

 

Una pioggia di interventi da casa in diretta, ha fatto da contrappunto alle testimonianze in toto, come pure alle molto applaudite esecuzioni musicali, dandoci appuntamento al più presto, con un vivo ringraziamento ed encomio. 


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