2020-08-04

LA DROGA E I SUOI ORRIDI TENTACOLI. “SFUGGIRE ALLA PIOVRA”: IL ROMANZO CAPOLAVORO DI GERMANA MARINI


di Giovanni Alessi 
Ogniqualvolta mi accade di sentir lamentare l’imprevisto ritorno di droghe che sembravano non aver più l’inquietante incidenza dei tempi andati, con il concomitante avvento di altre, la pericolosità delle quali è altrettanto gravosa e subdola, legata a uno spaccio incontrollato e selvaggio che miete giornalmente un numero impressionante di vittime, mi ritorna alla mente il lodevole romanzo di Germana Marini “Sfuggire alla piovra”, edito nel 1985 da Forum / Quinta Generazione / di Forlì, recante in copertina un drammatico, rappresentativo dipinto dell’artista Alex Lavecchia,  prefatore del quale è stato l’insigne, compianto scrittore e critico letterario Giancarlo Vigorelli, suo méntore. 

“Uno spaccato di vita privata, ma più ancora sociale”, lo definì il suddetto, “un documento di schiacciante attualità, un romanzo a tesi, edificante, quanto è nei fatti e nel loro montaggio sconcertante”. 

“Di Germana Marini”, aggiunse, “ho già accompagnato con una mia prefazione la raccolta di poesie “Controdiario”, composta da versi folgoranti: di ribellione, ma di pietà e di verità senza scampo, che sono in certo modo il fondale di questo suo romanzo.  

E allora va detto che, pur nel passo diverso della prosa, la poetessa e la romanziera – una romanziera a scrittura veloce, che si sporge di preferenza su un dialogo a scavo 

e a scatto – si danno la mano”. 

Non per nulla il suo pluripremiato  “Sfuggire alla piovra”, appena uscito, è stato richiesto per traduzione dall’Agenzia Letteraria Cecoslovacca “Odeon” di Praga; traduzione alla quale molte altre hanno fatto seguito, e così pure le riedizioni di un testo, in merito al quale Alcide Paolini della Mondadori, scrisse : “Un racconto scorrevole, colloquiale e dolorosamente partecipe delle esperienze narrate. Il difficile itinerario attraverso cui, per tentativi frustrati da ricadute, si arriva ad una soluzione umana, con la piovra definitivamente vinta, è vivo ed emblematico insieme. Il testo ha una tessitura autentica e diretta, senza i tanti birignao di altra testimonianza del genere”. 

Una tematica di non agevole trattazione, che la Marini ha affrontato, e risolto, in modo mirabile, come comprovano i giudizi di altri ragguardevoli recensori, che così si sono espressi: 

“Capire, conoscere, amare: sono le componenti essenziali della nostra coscienza di vita; ciò per cui vale la pena di lottare. E chi combatte quel che distrugge la coscienza umana (insegna l’autrice), reca il suo fondamentale contributo al recupero di un umanesimo che non sia fatto solamente di erudizione, ma di effettiva cultura. 

Ne risulta un racconto dal quale non ci si può staccare, se non per tirare, alla fine, il fiato, ma anche per sentirsi impegnati in quella stessa battaglia”. 

 

Mario Monteverdi, “Artecultura” 

 

Con questo romanzo, protagonista del quale è la droga, Germana Marini, con linguaggio lineare e privo di velleità puramente letterarie, ci fa conoscere il dramma, 

senza introdurci in fatalismi angosciati. Motore segreto del racconto è la fiducia in una vocazione di servizio verso l’uomo. Un incentivo per un impegno meno provvisorio degli uomini rispetto alla vita”. 

 

Giacinto Di Stefano, “Cronache Padane” 

 

“L’itinerario percorso dal protagonista del romanzo “Sfuggire alla piovra”, è emblematico del malessere di tutta una generazione che trova nella droga l’ultima spiaggia dell’alienazione individuale e sociale. Le motivazioni non vengono qui mai inalberate con acrimonia, ma sostenute dall’interno con intima convinzione e lucida adesione, senza condannare né assolvere, né compiangere; in uno stile il più possibile aderente a quello di un mondo, letterariamente, ancora semi inesplorato”. 

 

Maria Luisa Eguez, “Silarus” 

 

“Mai il tema della droga era stato affrontato con tanta sincerità e chiarezza. Un libro che alla validità d’impianto unisce l’immediatezza del dialogo: disinvolto, rapido e, all’occorrenza, brutale e graffiante”. 

 

Attilio Gregoretti, “Uomini e Libri” 

 

“Il difficile argomento della droga viene felicemente risolto, a libello narrativo, da una scrittura densa e partecipe, la cui ferma visione delle cose nulla concede al pietismo e al moralismo”. 

 

Paolo Cortesi, “Quinta Generazione” 

 

Accuratissima nella documentazione a livello universitario, in pieno investita della responsabilità del tema che si è assunta, nell’esposizione Marini svolge opera didattica veramente morale (in senso laico). La droga qui è privata dell’aureola di paradiso artificiale, neanche il fascino dell’orrore le viene concesso. Il suo stile non attinge dalla letteratura italiana presente e passata, e nemmeno da quella europea, fatta eccezione per quanto si predestina a configurarsi in giornalistica indagine sociologica. È rapportabile invece all’esplicitazione di molta narrativa americana. E ancora più esplicita si fa attraverso l’animazione continua del dialogo (che ha colpito l’illustre prefatore Giancarlo Vigorelli), che non cade mai nella teatralità e nemmeno nelle lungaggini della sceneggiatura scritta, assumendo semmai l’immediatezza di una sceneggiatura rappresentata, vuoi filmicamente, vuoi televisivamente”. 

 

Anna Balsamo, “Firme Nostre” 

 

“Vivace, quasi a scatti di fotoreporter, Sfuggire alla piovra è attuale per l’argomento, ma anche per la trattazione. C’è il clima nella sua interezza e c’è l’accusa, tra le righe, ad una società che non ha ancora le strutture pubbliche adeguate al problema” 

 

Lucio Zaniboni, “ Uomini e Libri” 

 

 

Dal 1985 tanta acqua è passata sotto i ponti, ma quello che è certo è che il sapiente libro “Sfuggire alla piovra” di Germana Marini, che fotografa con tanta fedeltà e perizia il flagello rappresentato dalla droga e dalle iene che la spacciano – come ha osservato nella sua prefazione Giancarlo Vigorelli – rimane sempre attualissimo.  

E’ di ieri l’altro la notizia del giovane Samuele Ventrella, morto per overdose, accanto al padre Gerardo che aveva sniffato cocaina con lui e fatto uso di altre incriminate sostanze. “Non lasciarti attrarre da un baratro, dal quale non riusciresti più ad uscire”, Gerardo Ventrella aveva paradossalmente scritto  in un libro dedicato al ragazzo.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                    

 

Assai toccante è, infine, la nota scritta con la quale si conclude la vicenda, inviata dai genitori di un giovanissimo tossicodipendente al figlio in comunità; che così recita: 

 

-Se saprai conservare la testa quando intorno a te tutti perderanno la loro 

-Se crederai in te stesso quando tutti dubiteranno 

-Se saprai aspettare senza stancarti dell’attesa ed essere calunniato senza calunniare o essere odiato senza dar sfogo all’odio e non apparire troppo bello né parlare troppo saggio 

-Se saprai incontrare il trionfo o il disastro e trattare questi due impostori allo stesso modo  

-Se saprai sopportare di sentire quello che hai detto di giusto, falsato da ribaldi per farne trappola ai creduli, e vedere le cose per cui hai dato la vita spezzate e curvarti a ricostruirle con utensili logorati 

-Se saprai fare un mucchio di tutte le tue vincite e rischiarle a un giro a testa e croce e perderle e ricominciare da capo e non fiatare verbo sulle tue perdite 

-Se saprai sognare e non rendere i sogni tuoi padroni 

-Se saprai forzare il tuo cuore e i nervi e i tendini per aiutare il tuo volere anche quando essi sono consumati e così resistere quando non c’è più nulla in te tranne che la volontà che dice loro: reggete 

-Se saprai parlare con le folle e mantenere le tue virtù e passeggiare con i potenti ed i re e non perdere la semplicità 

-Se né nemici né prediletti amici avranno il potere di offenderti 

-Se tutti gli uomini conteranno ma nessuno conterà troppo 

-Se saprai riempire il minuto che non perdona coprendo la distanza che valga i 60 secondi, allora tuo sarà il mondo e tutto ciò che contiene 

 

E ciò che più conta sarai un uomo, oh figlio! 

 

Informiamo i lettori che le copie del volume sono andate, per la maggior parte, esaurite.  Tuttavia è ancora possibile reperire le rimanenti: 

Una sola copia alla Biblioteca Civica Pozzoli di Lecco. 

Altre disponibilità:  Ebay – vendite on line 

Casa Editrice Forum Quinta Generazione - Forlì 

Mare Magnum.com 

Librinlinea.it  - Biblioteche Piemontesi on line  -  Civica di Racconigi                                                                              

Abebooks.co.uk                       

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