2020-04-10

PASQUA DI RISURREZIONE DOPO UNA TRISTE QUARESIMA ALL’INSEGNA DI UN NEMICO SENZA VOLTO

di  Germana Marini
Vogliamo fortemente credere che la sconfinata benevolenza del Creatore per le
Sue amate creature, quella stessa che ha indotto Gesù Cristo a dare la vita per loro, 
ci faccia assaporare la gloriosa risurrezione del Crocifisso nel giorno della Santa
Pasqua, concedendoci una tregua dall’innumere sequela di vittime, mietute dal
“Coronavirus”, tanto che si possono contare sulle dita le famiglie che non abbiano registrato al loro interno contagi e decessi, senza il conforto di un bacio, una
carezza, da parte dei congiunti.

Un clima funereo, evocante la peste e, per non rare analogie, la poesia “L’ultima
ora di Venezia”, di Arnaldo Fusinato, che dice: “Ma il morbo infuria / il pan ci 
manca, / sul ponte sventola bandiera bianca”.
Sta di fatto che il trapasso in massa, a differenza di quello individuale, comporta
Il senso del flagello, della catastrofe, in ragione di questa dannata pandemia, ovunque estesa.
Non lasciamoci però angustiare al punto di non vivere nella sua pienezza il miracolo pasquale, che celebra la potenza e misericordia di un Dio che non abbandona, come potrebbe apparire, il Figlio che l’invoca supplice: “Eloì, Eloì, lema sabactàni?...”, ma
che, da Lui esalato lo spirito, lo accoglie, non già alla guisa delle altre anime che volano in Cielo, bensì da Risorto, come risorti saremo noi pure, alla fine dei tempi!
Una garanzia, cui fa fede la promessa del Padre che – scrive il Manzoni – “non turba mai la gioia de’ suoi figli, se non per prepararne loro una più grande e più certa”.
Quel Dio, aggiungiamo, che non grava le spalle dell’uomo di un fardello più pesante di quello che possa reggere, come tanti santi, la cui vita fu costellata di prove, a
livello morale e fisico, stanno a dimostrare.
Anni fa, ispirati al Cristo senza vita tra le braccia della Madre, ho scritto pochi, ma incisivi versi, e, avente per oggetto la Sua gloriosa ascesa in Paradiso, una lirica; 
entrambe contenute nel volume antologico “La notte degli orfani”, con prefazione del Card. Angelo Scola e presentazione di Don Antonio Mazzi, che così recitano:
  
DINANZI A LA PIETA’
“Così sull’atroce, agghiacciante urlo, / che d’ogni derelitta madre squarcia, / dai
primordi, il petto, / per non destarlo inchiodasti / ( e lo cullavi… ) , la bocca.
RISURREZIONE
“Chi cerchi…”, dirai. / E sarà, dopo tanta nebbia / e angosciante oscurità, / alfine
la luce! / Strabilieranno, le miopi / pupille e gli orecchi, / sintonizzati su onde /
limitate, terrene; / ed i sensi, recettivi / soltanto a mondani richiami. / A sazietà
attingeremo / all’inesauribile fonte, / che refrigerio darà / alle bocche riarse: /
sconfitta per sempre, / dal Tuo amore, la morte!”.

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