2020-04-21

Maria Beatrice Stasi, contagiata dal virus e in prima linea contro il Covid-19

Il direttore generale dell’ASST “Papa Giovanni XXIII” di Bergamo: “Eravamo in trincea ma non dimentichiamo che dal 21 febbraio ad oggi abbiamo anche fatto nascere oltre 300 bimbi ed effettuato alcuni trapianti”



di Claudio Bottagisi Ha vissuto e sta vivendo tuttora in prima linea l’emergenza coronavirus. E l’ha vissuta (qui fortunatamente il verbo può essere coniugato soltanto al passato) anche in prima persona, essendo stata a sua volta contagiata dal Covid-19.

Maria Beatrice Stasi, dal 1° gennaio dello scorso anno direttore generale dell’ASST “Papa Giovanni XXIII” di Bergamo dopo aver ricoperto dal 2016 al 2018 lo stesso ruolo all’ATS della Montagna a Sondrio ed essere stata in precedenza direttore generale dell’Azienda ospedaliera Valtellina e Valchiavenna (dopo esserne stata commissario straordinario e, prima ancora, direttore amministrativo), quel nemico invisibile che da quasi due mesi sta cambiando la vita di ogni italiano l’ha conosciuto molto bene. E l’ha combattuto… sul campo.
Erano i primi giorni di marzo quando lei ha accusato i primi sintomi. Gli accertamenti del caso, il tampone e la positività. E la scelta obbligata di isolarsi da tutto e da tutti, familiari compresi. Lei nella sua abitazione di Calolziocorte - dove vive dal 1984, l’anno delle nozze - suo marito a Lierna, su quel ramo del lago a cui Maria Beatrice Stasi è rimasta particolarmente legata avendo vissuto a Mandello Lario con i genitori e i fratelli Gino, Franco e Nino e la sorella Laura appunto fino all’84.
Niente più trasferte quotidiane a Bergamo per tre settimane ma spazio allo smart warking, naturalmente alternato alle cure per guarire dal Covid-19 e poter riprendere la normale attività e tornare… in prima linea. Proprio come quando, all’inizio della terza decade di febbraio, al “Papa Giovanni” di Bergamo era stato ricoverato il primo paziente positivo al coronavirus. Nessuna esitazione. Già il giorno dopo - era il 22 febbraio - Maria Beatrice Stasi, attiva nel settore della sanità pubblica fin dai primi anni Novanta, aveva istituito l’unità di crisi. Iniziava la battaglia.
“Certo - dice il direttore generale, madre di un figlio che vive in California e che lavora alla Apple - eravamo e siamo ancora oggi in trincea!”. “Nessuno può e deve dimenticare che Bergamo e la sua provincia sono stati l’epicentro del contagio. Dal 21 febbraio ad oggi i pazienti Covid ricoverati al “Papa Giovanni” sono stati 1.723 e nei giorni della massima emergenza abbiamo avuto 110 accessi in Pronto soccorso di pazienti che necessitavano di ossigeno. Abbiamo trasformato 450 letti per dedicarli proprio ai pazienti Covid e siamo arrivati ad avere 92 posti di terapia intensiva occupati da persone contagiate dal virus. E quando si fa riferimento alla terapia intensiva credo si possa parlare del reparto più grande in Europa”.
L’ASST del capoluogo orobico guidata da Maria Beatrice Stasi - che ha costruito gran parte della sua carriera all’Asl di Lecco, dove ha lavorato dal 1999 al 2009 ricoprendo vari incarichi dirigenziali - ha 4.600 dipendenti e gestisce come detto l’ospedale “Papa Giovanni XXIII” in città, quello di San Giovanni Bianco in Val Brembana e l’ospedale da campo allestito temporaneamente dall’Ana alla Fiera di Bergamo, oltre a numerosi servizi sanitari territoriali: hospice, consultori, Sert, servizi psichiatrici, uffici invalidi, servizi vaccinali, sanità penitenziaria e medicina dello sport.
“Lo ribadisco, eravamo in trincea”, osserva sempre il direttore, che però aggiunge: “Sempre dal 21 febbraio ad oggi abbiamo anche fatto nascere oltre 300 bimbi ed effettuato alcuni trapianti”.
Ma come è stata e come viene gestita l’emergenza coronavirus? “Penso di non sbagliare e di non peccare di presunzione - risponde - dicendo che è stato fatto tutto ciò che era umanamente possibile fare, pur tra complesse difficoltà dal punto di vista organizzativo per gestire questa delicata fase. Torno a dire che per Bergamo e il suo territorio si è trattato di un’emergenza clamorosa, che non so se sia stata compresa fino in fondo da tutti. Del resto è pur vero che per avere l’esatta percezione di ciò che stava accadendo devi essere sul posto. Ed essere, lo ribadisco, in prima linea”.
Ha ricevuto, Maria Beatrice Stasi, le telefonate del premier Giuseppe Conte, del capo del Dipartimento della Protezione civile, Angelo Borrelli, e di Maria Elisabetta Alberti Casellati, presidente del Senato. “C’è stata nei nostri confronti una grande campagna di solidarietà - afferma sempre il direttore generale - e ad esserci particolarmente vicini con gesti concreti sono stati, tra gli altri, anche i tifosi dell’Atalanta.
Ma ora che i numeri parlano anche in Lombardia di un allentamento della morsa del contagio occorre guardare alla cosiddetta “fase 2”. “E per pensare a quando e a come ripartire - non esita a dire Maria Beatrice Stasi - occorre ascoltare chi si occupa della salute delle persone, dunque i medici e gli scienziati. Lasciamo che siano loro a decidere e non diamo retta alle sirene economiche! I dati degli ultimi giorni sono incoraggianti perché la gente è rimasta a casa, ma è innegabile che la ripartenza non potrà che essere graduale e che sarà indispensabile, almeno per un po’, riorganizzare la nostra vita. Poi, più avanti, sarà tempo di bilanci e di ripensare a ciò che è stato fatto”.
Già, di riavvolgere il nastro e di ricordare quando si era in trincea. Per sconfiggere il nemico invisibile, il Covid-19.

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