2019-03-27

Qualità della vita in oncologia: l’estetica tra le “buone ragioni per restare in vita”

Successo per la serata organizzata da Confartigianato Lecco

La qualità di vita è un diritto dei pazienti oncologici. Da questo presupposto, che può apparire scontato ma che così non è, prende le mosse un importante progetto lanciato da APEO – Associazione Professionale di Estetica Oncologica – chiamato “Quality of Life”, sostenuto da Confartigianato Imprese. 

Ieri sera, lunedì 25 marzo, all’interno delle iniziative organizzate a livello nazionale da APEO e numerosi enti partner, Confartigianato Imprese Lecco ha ospitato l’evento “Buone ragioni per restare in vita”, mettendo a confronto tre esperienze diverse tra loro, ma unite da un unico comune denominatore: far star bene chi si trova di fronte alla diagnosi di tumore. Alla serata, sold out, hanno preso parte Ambra Carolina Readelli, presidente APEO, Antonio Ardizzoia, direttore di Oncologia ASST Lecco e Anna Savini, giornalista e autrice del libro “Buone ragioni per restare in vita”. 

“Stiamo raccogliendo le firme a sostegno del nostro appello, il cui primo firmatario fu il professor Umberto Veronesi– spiega Redaelli – rivolto a sostenere la necessità che il paziente, e non la malattia, deve essere il perno intorno al quale ruotano specialisti e struttura ospedaliera. La terapia oncologica è sempre più efficace in termini di sopravvivenza, ma produce effetti secondari e tossicità cutanee importanti, con notevoli ripercussioni sulla qualità di vita, le relazioni sociali e lo stato d’animo dei pazienti. APEO è nata con lo scopo di insegnare alle estetiste come effettuare trattamenti di bellezza e di benessere su pazienti in terapia oncologica, con protocolli messi a punto in stretta collaborazione con i professionisti sanitari. Con l’appello chiediamo che le estetiste APEO entrino a far parte in modo riconosciuto della rete di professionisti che possono affiancare le équipe mediche nella presa in carico del paziente”.

“Oggi la prevenzione, la diagnosi precoce e le cure fanno sì si possa vivere di più e più a lungo – aggiunge Ardizzoia – Ma come si vive? Le difficoltà che si presentano al paziente oncologico sono molteplici, dall’ambito lavorativo a quello relazionale, in coppia e nella propria cerchia sociale. Poter fare quello che si faceva prima vuol dire non sentirsi così malati, non sentirsi diversi. E’ proprio questo che fa più arrabbiare i pazienti: sentirsi diversi. Puntare sull’estetica è quindi importante per due motivi, il primo per una soddisfazione personale, il secondo per sentirsi come gli altri. In ospedale a Lecco stiamo portando avanti tanti sforzi, tanti progetti, a partire da “Raggio di Sole”, con il servizio delle parrucche, sostenuto anche dai parrucchieri associati a Confartigianato. Se diamo al paziente mesi o anni di vita, dobbiamo fare i modo che questo tempo sia il più normale possibile, altrimenti non è vita”.

“La moda è la mia buona ragione per restare in vita. Il primo titolo che volevo dare al mio libro era “Ho un tumore e non è neanche di Chanel” – racconta ironica Anna Savini – Quando ho iniziato a fare la giornalista sognavo di scrivere di moda e invece mi è toccata la sanità. Scrivevo di malattie, di cure, di linfonodi sentinella e chemioterapia e a un certo punto mi sono ritrovata protagonista degli articoli che scrivevo e ne ero terrorizzata. Avevo messo in conto di ammalarmi, ma dopo il 70 anni non a 40. E anche se tutti mi dicevano di non preoccuparmi, l’iter che mi si era prospettato tra chemio e perdita dei capelli mi ha scatenato subito una prima reazione di rabbia. Poi è subentrato il desiderio di realizzare i miei sogni, sogni che ho sempre avuto nel cassetto e che mi sono resa improvvisamente conto di non aver realizzato. E se muoio? Devo scrivere, devo scrivere il mio libro. E così ho fatto. Un libro che non parla della malattia, ma di vita. E se ce l’ho fatta io ad affrontare tutto questo, io che mi definisco “una piaga”, un caso patologico, ce la possono fare tutti. E anche se si sente mille volte dire “vivete cercando di realizzare i vostri sogni” ve lo dico una volta in più, perché da un giorno all’altro ti può cambiare la vita. In questa sera in cui si parla di qualità della vita, ricordo che la mia prima preoccupazione è stata come faccio a non far capire che sono malata. In questo, andare avanti a lavorare mi ha aiutato a convincermi di essere ancora sana e quando è arrivato il momento della parrucca è stato determinante: avevo paura che qualcuno mi dicesse qualcosa, invece è andata liscia e da lì ho avuto meno sempre paura”.  

“Credo che in questi casi sia fondamentale la vicinanza alle persone, attraverso  APEO, i nostri parrucchieri e soprattutto la famiglia  – conclude Daniele Riva, presidente Confartigianato Imprese Lecco – In un mondo che allontana sempre più le persone con sms e email, se ci fermassimo a guardaci in faccia, a parlarci e starci vicino sarebbe un ritorno al passato in positivo. Mi piace prenderci il merito di organizzare serate come questa, perché crediamo che l’impresa e la famiglia vadano a braccetto e queste tematiche coinvolgono sì l’artigiano, ma anche la sua famiglia appunto. Confartigianato Imprese Lecco, a proposito di mantenere la vita del paziente più normale possibile, con la sua sede ELFI di Lecco, è candidata come operatore della nuova opportunità messa a disposizione da Regione Lombardia “Bando Dote Ritorno al Lavoro” per aiutare chi è affetto da patologie invalidanti a far ritorno nel mondo del lavoro dopo un periodo di assenza a causa della malattia. Inoltre, facciamo nostro l’appello di APEO e invitiamo tutti a firmare sul sito http://www.esteticaoncologica.org/appello/”.

La serata ha visto la partecipazione del presidente della categoria Servizi alla Persona di Confartigianato Imprese Lecco, Giuseppe Lacorte, della presidente del Movimento Donne Impresa Confartigianato Imprese Lecco, Elena Ghezzie delle estetiste Confartigianato Imprese Lecco e APEO. 

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