2018-10-04

Don Vittorio Bianchi verso il traguardo degli 80 anni. Abbadia lo festeggia

Nel 2014, in occasione del suo giubileo sacerdotale, disse: “Essere prete è un dono straordinario. Ma questo dono ha anche il supporto della comunità in cui si è cresciuti”


di Claudio Bottagisi
Di lui, una bellissima definizione l’ha data monsignor Bruno Fasani a conclusione della messa della festività patronale di San Lorenzo, lo scorso 10 agosto. “Don Vittorio - aveva detto il prefetto della Biblioteca capitolare di Verona e direttore responsabile della rivista dell’Ana L’Alpino - ha il profumo del buon pastore. Sa buttare il cuore in mezzo alla gente e questa dovrebbe essere la missione di ogni sacerdote”.

Lui è appunto don Vittorio Bianchi, parroco di Abbadia Lariana dal 2010 dopo aver guidato la comunità di Cermenate.
Origini mandellesi, il sacerdote compirà 80 anni il prossimo 30 ottobre e due giorni prima, domenica 28, la comunità pastorale di San Lorenzo e Sant’Antonio stringerà idealmente il “suo” parroco in un grande abbraccio riconoscente. Lo farà dapprima nella messa festiva che il sacerdote celebrerà alle 10 in chiesa parrocchiale e a mezzogiorno in un pranzo che si terrà al ristorante “Babadulac” di Abbadia.
Al riguardo, chi volesse prendervi parte e unirsi ai festeggiamenti dovrà iscriversi (la quota è di 25 euro) presso il bar dell’Oratorio “Pier Giorgio Frassati” tutti i giorni dalle 14.30 alle 17.30 (escluso il mercoledì), entro venerdì 19 ottobre.
Don Vittorio Bianchi è prete da 54 anni. Nel maggio 2014, in occasione del suo giubileo sacerdotale celebrato nella chiesa parrocchiale del Sacro Cuore a Mandello, aveva detto: “Essere prete è un dono straordinario, vorrei dire quasi inimmaginabile. Ma questo dono ha anche il supporto della comunità in cui si è cresciuti”.
“Se io sono diventato prete - aveva aggiunto - lo devo alla mia famiglia e in particolare a mia mamma Teresa, che sapeva richiamarmi alle mie responsabilità. Facevo il chierichetto e quante volte lei mi ha tirato giù dal letto perché non mancassi alla messa delle 6! Il paese, poi, mi ha fatto sentire orgoglioso di essere mandellese. Qui c’era la Moto Guzzi con i suoi fortissimi piloti, c’era la Canottieri…”.
Don Vittorio in quella stessa celebrazione aveva anche ricordato gli anni giovanili vissuti al “casone”. “Là dentro abitavano ben 32 famiglie - aveva spiegato - e andare d’accordo non era sempre facile, tuttavia eravamo uniti”.

Subito dopo il sacerdote aveva sottolineato l’importanza dell’appartenenza alla parrocchia. “Noi amavamo i nostri preti - aveva detto - e l’oratorio finiva col diventare la nostra casa. Ecco perché dico che il dono del sacerdozio nasce tra quei valori, che sono il frutto di tutti noi. Ricostruiamo allora quel retroterra culturale dentro il quale far crescere la nostra Chiesa, perché il Signore chiama ancora ma forse, rispetto al passato, oggi mancano la dimensione semplice e la gioia dello stare insieme”.

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