2020-05-18

GINECOLOGIA. COSI’ LA STAMPA AIUTA LA DONNA “NASCERE IERI, NASCERE OGGI”. LE DIFFERENZE NELLA TESTIMONIANZA DEL PRIMARIO, DOTTOR ADRIANO GIBERTINI


di Germana Marini Rinverdire la memoria di chi ha vissuto la realtà di un servizio, sotto ogni aspetto eccellente: quello elargito dall’Ospedale lecchese di via Ghislanzoni, nel corso di oltre dieci intensi anni, compresi tra il 1989 e il 2000, e ragguagliare nel contempo le nuove generazioni in merito alla partecipazione dei medici a stage propedeutici all’accrescimento delle acquisizioni scientifiche, messe a frutto all’interno del contesto ospedaliero stesso: ecco le finalità di questo mio revival.

Il raccogliere in una pubblicazione unitaria, edita dall’Editrice C.B.R.S., una nutritissima serie d’interviste ai primari di ogni singola Divisione del presidio cittadino, da me effettuate in un lungo “Viaggio nel pianeta sanità”, mensilmente apparse sul periodico nazionale “il Punto Stampa”, si deve alla lungimiranza del direttore Claudio Redaelli, Consigliere dell’Ospedale provinciale di Lecco dal 1965 al 1981, e Vicepresidente dal 1975 al 1981,  succeduto al dott. Aldo Rossi, all’On. Vittorio Calvetti e al dott. Salvatore Bonalumi.
Pubblicazione dalla tiratura di 300 copie, in men che non si dica esaurite.
<< Questa singolare iniziativa >>, ebbe a dichiarare Redaelli, << posta in essere grazie alla preziosa collaborazione della giornalista Germana Marini e alla cortese disponibilità degli operatori sanitari, è di enorme rilievo, in quanto l’Ospedale rappresenta un’autentica risorsa, un fiore all’occhiello per Lecco, apprezzato com’è in ambito europeo, al punto che da ogni parte giungono qui per affidarsi a mani provatamente esperte >>. Aggiungendo: <<Posso ben dire che le articolate interviste della Marini rimarranno ad esempio di un  servizio giornalistico esclusivo, reso possibile dal lodevole impegno professionale, sia di chi le ha curate, che di chi ne è stato protagonista. Mi corre quindi l’obbligo di ringraziare sentitamente, non gli specialisti soltanto, bensì il personale infermieristico, paramedico, ausiliario, i tecnici,  le 75 operose, infaticabili suore all’interno del collegiato e tutti coloro che si sono prodigati al fine  di dar lustro a questa privilegiata
struttura >>.

In questi ultimi anni il Reparto Maternità dell’Ospedale lecchese ha registrato delle progressive, radicali trasformazioni, divenendo sempre più efficiente e all’avanguardia.
“ Quali sono le sostanziali differenze tra il nascere di vari anni fa e il nascere oggi?”, chiediamo al dottor Adriano Gibertini, primario del Reparto Ostetricia e Ginecologia del Presidio ospedaliero cittadino.
“ E’ un dato di fatto che da qualche tempo il numero dei ricoveri ostetrici ha subito un notevole incremento. Medici e tecnologia ci hanno senz’altro favorito, come pure la capillarità del servizio consultoriale sul territorio, l’istituzione di un Servizio di gravidanza a rischio alquanto valido, nonché il netto potenziamento delle strutture ecografiche. Il nostro reparto drena inoltre la patologia neonatale di un ampio territorio, che si estende da Sondrio  nord, fino ai confini di Monza. Il rapporto di patologia è stato reso possibile dall’istituzione del Servizio di Patologia neonatale, con il quale in ambito dipartimentale collaboriamo costantemente”.

CONTACCEZIONE E GRAVIDANZE A RISCHIO
“ Dai tempi delle nostre nonne, che sfornavano quanti figli donava loro il Creatore, siamo passati ad un uso della contraccezione, spesso poco corretto, sfociante nell’abuso o, peggio, nel ricorso all’aborto come metodo di controllo delle nascite. Ciò imputabile alla disinformazione, che a livello di massa permane inquietante. Specie per quanto riguarda “la pillola” sono ancora molte le donne che temono possa nuocere. Vuole esporci il suo parere in merito, con riferimento pure all’incriminata “pillola del giorno dopo” che in caso di insuccesso pare sia responsabile di serie malformazioni fetali?”                                                                         ” Dalle statistiche mondiali, l’Italia risulta effettivamente essere agli ultimi posti nel consumo degli estroprogestinici a scopo contraccettivo. Anch’io ritengo che sia da ascriverci ad una mancanza di cultura, ed è auspicabile che l’impegno da parte dei medici operanti nei consultori arrivi a sanare questo grosso handicap. E’ ormai assodato che gli estroprogestinici, ed in particolare i nuovi preparati a bassissimo dosaggio ormonale, non provocano alcuna rimarchevole interferenza a livello metabolico. Sottolineamo che il loro uso è ovviamente consigliato e seguito dal medico, ragion per cui oggi come oggi il sopraccitato resta l’unico metodo che garantisca al 100% la donna. Riguardo alla cosiddetta “pillola del giorno dopo” (al cui proposito è da specificare che non si tratta di una sola pillola, bensì di un carico ormonale da prescriversi entro 72 ore dal rapporto pericoloso), esistono in realtà dei limiti al suo utilizzo. Limiti, che in caso di concepimento di una femmina possono causare alterazioni morfologiche assai gravi. Ma come ripeto è il medico che deve fornire alla donna le indicazioni d’uso, non mancando di ragguagliarla sulle incognite. In merito all’aborto, abbiamo notato una netta diminuzione delle interruzioni di gravidanza ed è prevedibile che ulteriormente decrescano. Un tempo avevamo pazienti che si presentavano anno dopo anno in reparto per interrompere gravidanze indesiderate, mentre episodi del genere ora non avvengono più”.
“ Il fatto che nella maggioranza dei casi entrambi gli sposi lavorino, non consente più alla donna di seguire i figli passo a passo nella crescita, sicché accade sempre più spesso che a quarant’anni, con maggior disponibilità di tempo una si rifaccia, affrontando una maternità tardiva. Ma che rischi comporta per partoriente e nascituro e che misure cautelative dovrebbero osservare la cosiddette “gestanti attempate?”.

“ Il dover conciliare le esigenze economiche con quelle procreative naturali di ogni coppia, ha fatto slittare l’età della prima gravidanza ai 30/31, o più anni. Ora noi sappiamo che la fascia a “rischio genetico”, calcolata intorno ai quarant’anni, è stata spostata a 37/36, fino a 35/34 anni. Come deve comportarsi la donna che con la prima gravidanza raggiunga una delle fasce a rischio? Su indicazione dell’Ostetrico deve accertare che il prodotto del concepimento non sia portatore di anomalie cromosomiche, tramite prelievo precoce dei villi coriali o l’ormai classica “amniocentesi”, non immune però da rischi”. 

STOP AI TUMORI, CON AUTOESAME E PAP-TEST
“ La sensibilizzazione alla pratica dell’autopalpazione e all’usufruire degli specifici test diagnostici, ha consentito alla donna di guarire da lesini precancerose, altrimenti destinate a divenire fatalmente invasive. Al pap-test, che evidenzia il tumore del collo dell’utero al primo insorgere, a che età si deve iniziare a sottoporsi e quanti giorni dopo il termine del ciclo mestruale va effettuato?”.
“ Circa la patologia legata alla mammella, lei ha fatto giustamente riferimento all’autopalpazione. Ogni donna dovrebbe imparare ad autopraticarla, giacché conoscere il proprio corpo è fondamentale per cogliere  quelle minime variazioni che possono non avere significato patologico, ma averne anche moltissimo. Quanto al pap-test, trattasi di un esame semplicissimo. E’ consigliabile che il primo avvenga intorno ai vent’anni, ma anche prima nel caso che la donna abbia iniziato ad avere rapporti sessuali. Si sa ormai che esiste una relazione abbastanza netta tra patologie di tipo sessuale e l’insorgenza di tumori”.

PATOLOGIE SESSUALI: ALL’ERTA !   ESTROGENI IN CLIMATERIO
“ Flogosi pelviche, salpingo-ovariti, metriti, comportano sofferenze penose e croniche, fino alla sterilità e all’instaurarsi, nell’eventualità di una gestazione, di gravidanze ectopiche. Che si può fare sotto il profilo preventivo e terapeutico?”.
“ Trattasi di patologie ieri diffusissime e oggi, con l’avvento degli antibiotici, piuttosto rare. Certo l’apparato genitale femminile, pur ben difeso, è anche estremamente vulnerabile, sicché il rapporto sessuale può divenire il veicolo di germi patogeni”.
“ Il delicato periodo del climaterio, impone all’organismo femminile un assestamento non facile. Questo passaggio che un tempo costituiva una “tragedia”, può essere oggi vissuto senza drammi, grazie a terapie in grado di intervenire nel gioco degli equilibri estrogeno-progestinici. C’è però anche il rovescio della medaglia, non è vero dottore?”.
“ In teoria la menopausa non dovrebbe considerarsi un dramma, ma praticamente accade ancora che molte donne temano l’avvicinarsi del climaterio quale traguardo ultimo e della loro sessualità e dell’integrità intellettiva e fisica. E’ in corso una grossa rivoluzione culturale, e direi che alla radice di questo nuovo metodo di affrontare il problema, buona parte del merito vada alla stampa che non cessa di sensibilizzare e rassicurare le donne. Giorni fa abbiamo partecipato ad una conferenza, tenuta dal professor Nencioni della Mangiagalli , noto endocrinologo. Le novità emerse si sono rivelate enormi, tipo l’ampliamento dell’utilizzo degli estrogeni, la cui deficienza influenza tutti i tessuti, dall’apparato scheletrico alle mucose dell’apparato genitale ecc… . Teniamo presente che mentre prima esistevano estrogeni la cui utilizzazione era complessa, l’attuale farmacologia ci ha offerto l’applicazione transdermica (a mezzo di cerotti posti sulla cute), con il vantaggio che il preparato entra immediatamente in circolo ed è assai ben tollerato. Consente inoltre un impiego protratto, in grado di procrastinare l’inizio della osteoporosi e con capacità di salvaguardia, sembra, anche a livello del sistema cardiovascolare. Terapia sostitutiva che ha ovviamente dei limiti, legati all’intolleranza ai componenti, e che l’organo bersaglio degli estrogeni essendo la mammella, la donna deve assolutamente effettuare preventive mammografie e mantenere nel tempo questo vigile controllo”.

Nessun commento:

Posta un commento