2018-11-11

“EDUCARSI AL TEMPO DEI SOCIAL NETWORK”: DON FORTUNATO E CARLO DI NOTO INCONTRANO GLI STUDENTI DELLE SCUOLE SUPERIORI DI LECCO.



Dopo una intensa e coinvolgente serata tenutasi lunedì 5/11 a “La Nostra Famiglia” di Bosisio Parini presso Auditorium “Don Luigi Monza” Padiglione 6,  la rassegna di conferenze “Per fare un Bambino ci vuole un Villaggio: una Coscienza in Rete”,
si è trasferita martedì 6/11 a Lecco, ospite dell’Istituto Maria Ausiliatrice, che, grazie alla disponibilità della sua Direttrice, Suor Francesca Robustelli Della Cuna, e della Preside, Suor Marilisa Miotti, ha aperto le porte agli studenti delle scuole superiori di Lecco e provincia, anche grazie alla collaborazione del locale Ufficio scolastico provinciale, per proporre, più che una relazione di un esperto, la testimonianza di un sacerdote, don Fortunato Di Noto e di suo fratello Carlo, da anni impegnati in prima linea contro la pedofilia e a tutela dell’infanzia. Riceviamo e pubblichiamo con entusiasmo quanto fattoci pervenire da alcuni studenti dell’Istituto Maria Ausiliatrice.


Martedì 6 novembre, gli studenti delle classi seconde, terze e quarte dell'Istituto Maria Ausiliatrice hanno assistito ad un incontro con i due fratelli Di Noto, don Fortunato e Carlo, che si occupano della difesa nei confronti dei bambini vittime di pedofilia, pedopornografia e violenze, grazie all'associazione “Meter Onlus”, creata da loro e da alcuni volontari animati dai loro stessi ideali. L'incontro è stato gestito da Carlo e don Fortunato è intervenuto, dicendo poche, ma significative parole solo alla fine dell'incontro. 
Carlo ha voluto raccontare una dura e ingiusta realtà che colpisce i bambini in tutto il mondo e si è soffermato anche sui pericoli legati ad internet e ai social network. Moltissimi bambini nel mondo, come ha spiegato Carlo, sono sottoposti a trattamenti terribili, quali pedofilia, pedopornografia, maltrattamenti e addirittura omicidi. Incredibile è il business legato a queste azioni, le quali vengono filmate o fotografate, per poi essere rivendute a caro prezzo ad acquirenti, che spesso sono dei veri e propri collezionisti. 
Carlo, giustamente, ha voluto portarci a conoscere una realtà terribile ed angosciante di cui noi, forse, non siamo a conoscenza e a cui non vorremmo nemmeno credere. 

Nel corso del suo intervento, Carlo ci interpellava spesso, chiamando alcuni alunni o facendo delle semplici domande ad alzata di mano a cui però solo qualcuno, a stento, rispondeva. 
Carlo ha mostrato molti video in cui c’erano scene terribili nei luoghi in cui tutti passiamo del tempo ogni giorno: per esempio una ragazza che urlava a squarciagola contro un professore, una mamma che maltrattava il suo bambino, ragazze che venivano trattate molto irrispettosamente... Carlo ha sottolineato che anche le persone che fuori sembrano più innocue, possono essere coinvolte in queste azioni. Ci ha mostrato anche immagini che portavano a riflettere, immagini molto dure ed angoscianti che però, purtroppo, mostravano la realtà dei fatti; ci ha mostrato un dialogo molto particolare tra un uomo "curioso" ed un acquirente di materiali pedopornografici, che poi collezionava. L'uomo voleva sapere perché l'acquirente tenesse salvate sul suo computer le foto dei corpi di bambini/e e quegli non voleva dare spiegazioni.  Solo dopo l'insistenza dell'uomo si è giunti a questa risposta: "Tengo quelle foto per osservare i loro teneri corpi, mai utilizzati”. È scioccante pensare a come moltissimi bambini e addirittura neonati vengano abusati, picchiati, filmati, fotografati e a volte uccisi, per il gusto sadico di qualcuno che si arricchisce vendendone le foto e i video. 
Carlo si è soffermato anche sulla pericolosità di internet e dei social network e ci ha ribadito come gli strumenti digitali abbiano influenzato le nostre vite.
È incredibile pensare a come i ragazzi utilizzano i social network, a come permettano loro, a volte anche senza rendersene conto, di gestire i loro dati, ignorando chi sta dietro e dentro il web. I ragazzi “vendono” la propria identità ad alcuni siti, i quali sono solo la punta di un iceberg nella cui profondità ci sono persone che non conosciamo e di cui non sappiamo come gestiranno i nostri dati, quando gli unici proprietari della nostra identità dovremmo essere noi. 
Carlo ha poi rimarcato come lo smartphone ha influenzato la nostra vita tanto che, invece di avere amici, uscire e divertirci, preferiamo chattare con presunti, innumerevoli amici sui social network: ma siamo sicuri di conoscerne l'identità?
Il telefono ci distoglie lo sguardo dalla realtà, ci distrae dal mondo in cui viviamo e, a volte, non ci accorgiamo nemmeno di chi ci sta attorno o di fianco. Molto significativo un gesto che ha fatto Carlo: è andato da una ragazza e le ha dato una carezza. Ci ha poi detto che se qualcuno avesse avuto in mano un cellulare e avesse scattato una foto o girato un video, probabilmente sarebbero finiti sui social con magari scritto "ecco un pedofilo” nella didascalia. Questo succede perché il cellulare ha viziato la visione di alcune azioni "carine", che dovrebbero essere comuni. Durante il suo intervento, Carlo ha consegnato tre buste chiuse a tre alunni, i quali erano stati i primi ad avere il coraggio di alzare la mano alle sue domande. Alla fine dell'incontro, i tre alunni hanno aperto le tre buste: contenevano una frase e cinque euro ciascuna
Hanno letto quelle frasi ad alta voce, e poi Carlo ha invitato i tre fortunati a usare il denaro per andare a mangiare insieme -e ha ribadito insieme- un panino, chiacchierando fra di loro per conoscersi e diventare amici veri e non virtuali, per creare relazione vera e non superficiale. Al momento dei saluti finali è intervenuto don Fortunato, spiegando meglio di cosa si occupa l'associazione “Meter Onlus”. Ci ha detto che il suo scopo è difendere tutti i neonati e i bambini vittime di abusi e violenze. Si è quindi concluso l'incontro: un incontro utile ma anche molto forte e angosciante, che ci ha fatto e ci farà riflettere sulla realtà aiutandoci a non compiere alcuni errori.”
(B.E)

Nessun commento:

Posta un commento